Per fortuna sono Apollo

Il primo errore è stato sfidarlo: avrei dovuto saperlo che io non posso essere al suo stesso livello e mai potrò esserlo. Contro di lui non ci si può mettere è bene ricordarselo.
Già una volta era andata male, nonostante ci fossimo divertiti ugualmente sopra l'Ortigara, il monte sull'Altopiano di Asiago legato a tante battaglie della 1° Guerra Mondiale.
E lui è così come lo vedi: se prima ti accoglie sorridendoti e facendoti accomodare nel suo splendido paesaggio, poi si inaridisce si inasprisce invitandoti però a proseguire.
Sabato scorso me la sono cercata! L'ho sfidato, volevo una rivincita: “Ti sfido!” gli ho detto guardandolo fisso indicandolo col dito minaccioso. Ecco, potevo farne a meno, potevo limitarmi a passeggiare tranquillamente apprezzando la sua ospitalità senza rompergli troppo le scatole perché lui d'altronde ha sempre la porta aperta per tutti, purché ci si comporti bene!
Non dovevo sfidarlo. Certo lui dall'alto dei suoi poteri poteva fare a meno di ribattere o altrimenti poteva limitarsi. Invece no, ci è andato giù duro. Così, dopo il diluvio universale, dopo avermi battuto insieme a Anna con la grandine qualche anno fa, questa volta ha battuto. E forte!
Lo so! Lo so! La crema. È stato il secondo errore, lo ammetto, anche perché non ho alternativa. L'ho messa anche sulle orecchie. Ma sulle gambe non pensavo di prenderle. E invece, il sole mi ha battuto come tappetto divertendosi su quello che rimaneva scoperto.
La differenza tra la gamba destra e quella sinistra? Perché a destra avevo una fasciatura sul ginocchio che mi ha preservato almeno quella parte.
Così, il risultato è Monte Ortigara – Ale 2 a Jobe (= 0, reminiscenze asine dei bei tempi di ragioneria).
E fatto il 2, non ho la minima intenzione di completarlo con il cosiddetto 3. Mi va bene così!







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