Vicenza Jazz Festival 2011

Anche quest'anno è passato, come tutti gli altri anni. Alla grande per noi vicentini. Per qualcun altro dalle città limitrofe forse è stato un festival di provincia, mica come il festival rock della birra scadente o del jazz umbro.
Ma il Vicenza Jazz Festival sta assumendo nel panorama musicale italiano un ruolo sempre più importante per gli amanti del genere.
Appunto.
Per gli amanti del genere.
E basta. Ecco dov'è l'inghippo di un evento che serve sì a fare bella musica, ravvivare la città e possibilmente portare qualche turista: perché messo li com'è non mi sembra abbia tutte le intenzioni di attrarre a Vicenza molta gente da fuori. Da amante della musica mi sono fatto un week end a Lucca 3 anni fa per andare al concerto della Dave Matthews Band, dormendo una notte da un'affittacamere, approfittandone per rivedere questa bellissima città protetta dalle sue possenti mura.
Mi sembra invece che il Vicenza Jazz Festival porti davvero molto poca gente foresta all'ombra della basilica. Non so se sia colpa dell'ufficio stampa; degli organizzatori; del comune che non promuove; dell'agenzia di promozione turistica che bada a tutt'altro eccetto la promozione turistica o forse dei fin troppi concerti rinchiusi nei teatri anche se 20/25 euro per un concerto di Paolo Fresu o Uri Cane non mi sembrano esagerati (55 per Vinicio Capossela invece sì!).
Il jazz è una musica popolare libera e dovrebbe essere accessibile al maggior pubblico possibile. Vicenza poi ha gli spazi all'aperto adatti per ospitare alcuni concerti: Parco Querini, i Giardini Salvi e soprattutto Campo Marzio che ne uscirebbe rivitalizzato almeno per quella settimana.
Purtroppo il turismo culturale (e lo stesso vale per quello sportivo) né questa amministrazione né tutte le altre precedenti sanno cosa possa significare, perché tutti sono convinti che bastino il Palladio, un asparago, un pesce norvegese e qualche vino.
Poi una qualsiasi domenica pomeriggio ti imbatti in un gruppo di svitati in maglietta rossa che ti ravviva 15' del tuo tempo sorprendendoti e richiamandoti coi loro fiati funambolici.
La folla si accalca ammirando impressionata i giovanotti che musicano lo shopping domenicale.
Ecco, questo è lo spirito del jazz: libero aperto e disponibile a tutti divertente e coinvolgente.
Ma non sovrapposto però, ostrega! Infatti di li a poche decine di metri un'altra banda era intenta a fare la stessa cosa.
Un po' come quando la gente per aiutare qualcuno gli si ammassa attorno togliendogli l'aria necessaria, non so se mi spiego. Un minimo di pianificazione ci vorrebbe: già hanno suonato poco, in più si coprono a vicenda, quando hanno finito rimane niente!


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