Il Piave mormorò...

Tanto per alleggerire l'aria pesante di questa torrida estate anche a Spresiano, in provincia di Treviso, si è pensato di darsi alla cronaca leggera, dedicandosi a quegli argomenti che ai più, leggendo quotidiani e guardando tg locali, può passare come una notizia da "chemmenefrega".
Se non si trattasse del fiume sacro all'Italia, il Piave, ancora una volta alle prese con una invasione.

Niente paura nessun esercito austroungarico da ricacciare oltre confine in difesa dell'italico territorio, ma da quanto letto e da come se ne parla pare che questa volta ci si debba difendere da un'orda di barbari!
Solo che non sono affatto come ci si può immaginare anzi, niente barbe e ascelle pelose puzzolenti, piuttosto pelli glabre e lisce ben curate dei gay! Altro che "mamma li turchi"!
Le parti in campo - o in riva al fiume sacro - si dividono tra favorevoli (per lo più i protagonisti della storia), contrari (storici e rievocatori, cristiani fino all'ultimo osso che non conosceranno neanche la storia del Piave ma che sono contrari a certi tipi di pratiche e altri ed eventuali) e quelli che contestano il sindaco reo di una dichiarazione alquanto inopportuna, con la quale ha definito i gay "malati" (!).
E' stata addirittura organizzata una serata di pattugliamento lungo gli argini per impedire i loro incontri (mi sembra una caccia ai vampiri o ai licantropi!) se non fosse stata per la casuale mancanze dei cartelli di divieto di accesso e di sosta, grazie alla quale non è possibile elevare alcuna contravvenzione (tranquilli, il sindaco fa sapere che verranno ripristinati i cartelli di divieto di appartarsi dalle 22 alle 6.... e come tega sono fatti? Mi viene in mente il logo di un noto brand di abbigliamento...).
Naturalmente ci prende dentro anche la politica con giochi al contrario: infatti la maggioranza di centro sx condanna i gay (quando invece è risaputo che quelle parte politica ha sempre contato sul loro appoggio) mentre la minoranza di centro dx Lega inclusa, solo per approfittarne, li difende (quando invece è risaputo che tra i componenti di questo schieramento ci sono degli intolleranti).

C'è anche il sito gay.it che difende le rive del fiume sacro come unico in Italia per essere gay friendly (bhe, caro sig. direttore Alessio De Giorgi, prima passa per le rive del Tesina poi ne parliamo...).


Insomma, una Babilonia di polemiche incrociate, una Sodoma e Gomorra tra favorevoli contrati e approfittatori.

Ma scusate, niente in contrario con l'omosessualità, allora i gay possono difendere il diritto di fare quello che vogliono in riva al fiume, mentre gli etero no? E in base a cosa? Che se gli si dice di no allora si passa dalla parte dell'omofobo ed intollerante?
Mi risparmio esclamazioni che farebbe solo al caso loro, ma quello che c'è di sbagliato qui è la pubblica decenza presa a calci nelle natiche. Etero o omosessuale che sia, certe cose rientrano sempre nella descrizione degli "atti osceni in luogo pubblico" se non sbaglio!
Se il Fiume sacro fosse un'alcova per amanti fedifraghi etero scoppierebbe lo stesso casino? 
E se fosse un qualsiasi fiume di provincia?
Penso di no. 
Ma la politica e la mente umana quando si contorcono sanno inanellare parole piuttosto ridicole. 


Perché certe norme sembrano scomparire col tempo? Non credo davvero sia la conseguenza dell'evolversi della vita, anche perché mi sembra si stia tutt'altro che evolvendo. 
Il messaggio dovrebbe essere piuttosto chiaro: qualsiasi sia il buco dove lo vuoi mettere, fare l'amore in pubblico, per quanto bello possa essere (fare l'amore, non il farlo in pubblico!), è ancora considerato atto osceno. 
"E' chiaro stù fatto?" (cit.)


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