Vancouver 2010.... Vancoulo 2010!

Finite le Olimpiadi, finite le nottate davanti la tele ad aspettare che lo sportivo italiano scenda in gara per regalare emozioni. Peccato che quest'anno i nostri atleti siano stati avari e non abbiano regalato un cazzo.
Un medagliere così misero non me lo ricordo!
Tralascio i Mondiali di Atletica dell'anno scorso che hanno dimostrato tutta la nostra impreparazione sportiva. Purtroppo lo Stivale è troppo impegnato a prendere a calci un super tele per pensare di far crescere gli altri sport.
Hanno deluso gli atleti dello sci nordico dove vantiamo un'ottima tradizione. Ma questa non serve perché non c'è nei polmoni nella braccia e nelle gambe degli atleti.
Ha fatto una figuraccia Carolina Kostner per la quale sono stati spesi centinaia di migliaia di euro dalla federazione perché dopo la delusione casalinga di Torino ha preteso di cambiare maestro staff tutto per poter vincere. E' arrivato sì un Europeo il mese scorso, ma è chiaro che non era quello l'obiettivo e il presidente del CONI Petrucci non  l'ha presa affatto bene, ma ci sarebbe stato da meravigliarsi del contrario.
Dicono che abbia deluso anche chi, a Torino, quattro anni fa si era portato a casa 3 medaglie, 2 d'oro e 1 di bronzo.
Ma sono poco convinto di questo.
Le aspettative per Vancouver erano altissime ma prima di Torino Enrico Fabris era uno dei tanti sconosciuti, uno che se si fosse piazzato bene sarebbe passato come una solita informazione di uno sport minore nonostante fosse alle Olimpiadi. Nessun clamore, un piazzamento di uno sconosciuto in uno sport altrettanto sconosciuto. A chi avrebbe fregato?
Invece Fabris a Torino, in Italia, è stata la notizia. Ha compiuto una impresa storica.
Però... negli anni di mezzo tra Torino e Vancouver nessuno gli ha dedicato un po' di attenzione un po' di quello spazio che di solito viene automaticamente dato a chi vince qualcosa (prendo ad esempio la stessa Carolina Kostner e la ginnasta Vanessa Ferrari... con malcelata malizia mi vien da pensare che la patata tira, ma spero non sia questo il motivo). Questi atleti esistono due settimane ogni quattro anni forse solo il tempo della gara ogni quattro anni. Poi ritornano da dove sono venuti al massimo una pacca sulle spalle una stretta di mano e si spera almeno un grazie.
Eppure per me Enrico Fabris non ha deluso anzi è più facile dire il contrario, che è stato deluso da chi non è riuscito a garantirgli una preparazione adeguata. Non lo voglio difendere perché è della mia terra, ma perché fin da subito, dopo Torino, ha sempre evidenziato la scarsità dei mezzi a disposizione per potersi allenare come si deve.
Quella del 2006 è stata l'impresa, la notizia. La sarebbe stata anche a Vancouver se si fosse ripetuto. Tutti hanno creduto che le sconfitte di Fabris (& Co.) siano state delle notizie, invece sono state delle informazioni tra le tante.
Credo che Fabris a Torino abbia compiuto il miracolo venendo fuori dal nulla, forse sottovalutato dagli avversari olandesi e statunitensi ben più preparati e seguiti dalla proprie federazioni. Senza dubbio è salito alla ribalta, per un po', ma questo non è servito a niente diventando la notizia, altrimenti in Canada sarebbe andata in modo diverso. Allora sì che la conferma sarebbe stata un'altra straordinaria impresa, la notizia!
Il luogo dove vive non è in grado di sfruttare la sua immagine al massimo lo fa con poster in giro per le strade lasciati a sbiadire sotto la neve la pioggia e il sole di stagione, e non riesce a garantirgli un luogo adatto per potersi preparare.
La Federazione fa fatica a racimolare gli sponsor necessari e avrà speso gran parte del budget illudendosi di prendere l'oro con la Kostner.
Lei è stata la notizia. La stragrande delusione.
L'ex premier russo Putin ha "invitato" il presidente della Federazione Sport Invernali a farsi da parte dopo la deludente prestazione canadese, invito che ha seguito dopo pochissimi giorni. In Italia nessuno ha chiesto teste rotolare e non penso se ne vedranno anche se qualche atleta ha lamentato scarso gioco di squadra ed affiatamento coi compagni e una preparazione sbagliata e monotona.
Forse anche nello sport i meriti contano poco e si pensa più ai vantaggi che possono portare certe amicizie.
Ma è anche un po' colpa nostra. Viviamo nel bisogno perpetuo di trovare degli idoli delle guide ovunque. Ci basta poco per incensare un atleta: il giorno che vince è l'eroe nazionale e siamo tutti pronti ad abbracciarlo. Allo stesso modo e con la stessa velocità quando perde siamo lesti a prenderlo a scarpate nel didietro.
Io la mia teoria ce l'ho. Si chiama "Teoria dell'uovo di Pasqua" detta delle aspettative: più grande è l'uovo più ti aspetti una bella sorpresa. Poi quando lo apri e scopri che dentro per esempio c'è il cuscinetto da stadio bianco azzurro con scritto Forza Napule, non possono non girarti gli zebedei!
Infatti l'unico a vincere la medaglia d'oro è stata Giuliano Razzoli. Prima della gara pochissimi ne hanno parlato non ho avvertito la stessa attenzione che c'era per Blardone nel gigante. Forse perché credevamo che ogni speranza fosse ormai perduta. Solo una persona era in tensione e alla fine della prima manche l'ho pensata forte perché le avevo detto che doveva essere quello lì il giorno giusto.
Poche storie. Siamo italiani e pensiamo sempre alle stesse cose. Pretendiamo ori ma non siamo in grado di prepararci per ottenerli.
Sarà una questione di mancanza di cultura sportiva. Presidi e professori delle scuole italiane vedono lo sport più come un ostacolo per lo studio che uno stimolo per lo studente e non ne fanno un orgoglio per la propria scuola. 
Dobbiamo ancora crescere. Altrimenti, caliamo le aspettative e compriamo uova più piccole.

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