C'era una volta...2

C'era una volta, nel finire degli anni '90, un agriturismo situato sui colli vicentini dove poter ammirare uno splendido panorama di rigogliosa natura, respirare aria sana e tranquilla e immaginarsi la vita agricola dei tempi passati.
Questo posto era l'Agriturismo Cri*chelon.
Un luogo dove potersi rifugiare nelle sere dei fine settimana insieme agli amici per qualche ora di lieto svago e fare nuove amicizie, abbandonandosi in abbondanza alle pietanze ed alle bevande inneggianti alla genuina tradizione locale. Caldo o freddo che fosse questo posto riusciva sempre ad accoglierti coi sapori casalinghi ed artigiani di piatti ricolmi di pasta e sughi, di ammassi di carne alla brace, di vini rossi semplici ed accattivanti provenienti da uve colte e pigiate poco lontano.
C'era una volta. Una volta. C'era.
Non c'è più! O meglio, c'è ancora! Eccome se c'è, ben più grande! Si è ben ampliato sulla collina sulla quale è situato, cementizzandola con un nuovo residence con 13 splendide stanze (oltre alle altre 9 dell'albergo).
Dopo molto tempo ci sono tornato sabato sera con degli amici per festeggiare due futuri sposi e la loro casa nuova. L'ultima volta ci sarò stato 3 anni fa, si festeggiava un compleanno quella volta, e abbiamo mangiato molto bene.
Passare da una pizza a un ristorante-agriturismo fa differenza, soprattutto economica, ma al Cri*chelon ci sono affezionato dai ricordi tardo adolescenziali, alcuni molto annebbiati dall'alcol a dir la verità. Per esempio, non ricordavo mai come riuscivamo a tornare indietro in macchina per quella discesa ripida e tortuosa. Ma questa è un'altra storia.
Così sabato con Anna e amici sono tornato indietro nel tempo. O almeno così credevo!
Intanto il cameriere ci ha subito chiesto se volevamo dei bis di primi o preferivamo vedere il menù.
In questo posto, una volta, il/la cameriere/a ti leggeva i piatti della sera e poi si andava giù di grigliata ben annaffiata di vino.
Tra l'incertezza generale abbiamo optato per vedere l'offerta del menù e mi sono subito chiesto chi cazzo avesse scelto di venire a festeggiare lassù! La cosa curiosa è che sabato io e Anna siamo stati a Venezia fino a metà pomeriggio (visita a una dozzina di chiese per volere di Dyo): finché lei ne visitava una io mi sono soffermato davanti il menù di una ostaria e mi sono sorpreso che un piatto di pasta all'amatriciana costasse ben €7,50.- Sticazzi, essere in laguna veneziana o sopra i colli vicentini ha lo stesso prezzo! Con la differenza che il posto dov'ero sabato sera si vanta di preparare tutto in casa, quindi con bassi costi di produzione (e considerando che è anche un agriturismo immagino che possa godere di alcuni incentivi europei...).
Opto per dei ravioli al radicchio con crema di mandorle, in un incontro di sapori inedito!
Intanto inganniamo l'attesa dei piatti con le solite quattro chiacchiere intervallate dalla sobria frizzantezza di un leggero rabosello.
All'arrivo dei primi piatti i nostri sguardi si incrociano con celerità stretti e sospettosi, chiedendoci all'unisono "Tutto qua?".
Il piatto di Anna è bello: largo, 30cm almeno, con un bordo ampio e al centro un buco (bu-co!), dove sono stati posizionati alcuni dei suoi gnocchi di zucca spruzzati da una lieve nevicata di tartufo mentre i gamberi che concludono il piatto (appunto, gnocchi di zucca con tartufo e gamberi) sono nascosti in fondo, solo uno è uscito dalle macerie dei sette gnocchi.
Anche i bigoli col ragù di pomodoro o di anitra sono alquanto ristretti, ben presentati senza dubbio, anche buoni certo, ma scarsi di quantità!
In questo posto, una volta, era il contrario: si vedeva prima la pietanza ordinata e il piatto lo scoprivi solo alla fine. Adesso vedi solo il piatto. E basta.
Anche i miei ravioli rispettano i dettami della cucina moderna: 3 ravioli 3 farciti di crema di radicchio appena bagnati da una salsetta di mandorla e qualche misera foglietta di mandorle a decorare (o giustificare?) il piatto.

Si fa presente che per meglio mostrare la presenza dei 3 ravioli (sì, uno è già stato forchettato), la dimensione della immagine è Extra-large).

Per solidarietà, Anna e io rinunciamo al consueto scambio di assaggi. Ogni boccone vale oro e lo teniamo ognuno per sé.
Cazzo, ma questo, una volta, non era il Cri*chelon dove i piatti abbondavano di cibo e non solo di ceramica? Negli anni si è imborghesito e porca troia anche per merito di nutrite compagnie di tardo adolescenti inquieti e alcolizzati. Ci spetterebbe di diritto una quota societaria!!!
Decido di rivolgermi al cabernet: è duro e deciso il giusto, quello che ci voleva per mandare giù la situazione.
Il dolce conferma l'evoluzione dell'ex posto rustico ed artigianale grazie a una crème brulèe spacciata per crema catalana e un tiramisù dal gusto alquanto debole.
Nemmeno l'amaro del gusto pieno della vita è più amaro del conto: il boss non concede conti separati senza distinzioni con chi ha bissato il primo o si è preso anche una carnazza - potrebbero scrivere che "Siamo tutti uguali davanti alla cassa" -. Spesa totale €18.- per tre ravioli (con pasta fatta in casa), qualche bicchiere di vino (a km pochi), un dolce, un caffè e un amaro.
Vaffanculo la cucina moderna col piatto che cala di quantità e aumenta di prezzo. E chi cazzo se ne frega degli ornamenti!
E la cucina tradizionale genuina, quella a km 0, non dovrebbe essere più economica?
Stasera chiamo e sento se l'agriturismo per eccezione è aperto. Esatto, proprio quello in BUSA!!!

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